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E ora un piccolo racconto, per staccare un po' la spina:
Parabola sul Principio del male
Lui era in strada, con le mani nelle tasche del cappotto nero, col cappuccio sulla testa, il lettore mp3 nelle tasche. I pantaloni per quant'erano lunghi e larghi strisciavano contro il terreno da parecchio, almeno credo. Perdevano brandelli ad ogni passo, e quella strisciolina che si tira dietro, che calpesta, che sporca col sudiciume presente sull'asfalto, vomitato dalla gran quantità di macchine e passanti per la via. Beh, quella strisciolina una volta era l'orlo dei pantaloni.
Ora Lui è come quella strisciolina di stoffa che una volta aveva un senso, ora potrebbe anche essere tagliata via, nessuno sentirebbe la sua mancanza, neanche i pantaloni stessi.
Lei era in casa, seduta sul letto, con quella poca roba che le rimaneva addosso dopo aver tradito Lui con L'altro. Si stava rivestendo, affannata come non mai. Così giovani, eppure così "cattivi". Ma noi non conosciamo male, nella nostra generazione. Possiamo essere considerati malvagi, o soltanto non buoni? Con l'affanno, Lei raggiunge i pantaloni che aveva lasciato sul pavimento, nella fretta di cercare l'amplesso con L'altro. L'altro per lei non era nulla, solo un giochino, ed il giochino lo sapeva di essere tale, lo sapeva bene e l'accettava. Lui però ci rimetteva, era l'unico a rimetterci nel classico "triangolo diabolico". Molti lo chiamano così.
L'altro si stava facendo la doccia, i genitori di Lei non c'erano, sarebbero stati via tutto il Week-End, e Lei aveva detto a Lui che aveva molto da studiare. Anatomia forse. L'altro adorava la doccia fredda, e chi lo capisce è bravo, parecchio. Lo svegliavano da quel torpore post-orgasmo che Lei gli lasciava (e perchè svegliarsi poi, non si sa). Lo distruggeva, e non gli capitava spesso. Era troppo abituato al sesso, lui era bello e diabolico, sapeva di Lui, erano nella stessa scuola, tutti e tre, ma a L'altro poco importava di Lui. Prese lo shampoo all'ortica che profumava tanto, era della madre, sa che si sarebbe arrabbiata, ma Lei avrebbe trovato una soluzione.
Lui lo sapeva. Sapeva tutto, l'aveva scoperta, Lei, bugiarda, traditrice, e come dissero in Fight Club, che Lui ricorda così bene "la grande falsona". Mentiva su tutto, si era stancata, restava con Lui per cosa? Sicurezze? Soldi? Amore? No. Non lo sa, non lo sapeva neppure Lei, se lo chiedeva ogni volta, eppure non lo capiva mai. L'altro non ci sarebbe mai rimasto assieme, Lei questo lo sapeva, però come le piaceva scoparselo quando Lui non c'era. Lui era stanco, aveva caldo e l'amava, e ora non gl'importava più di nulla. Nonostante fosse febbraio, si tolse il cappotto, estraendo le mani dalle tasche ampie, scrollò le spalle, e lasciò il cappotto a terra. Cominciò a correre, mentre "Amsterdam Conversation" dei Funeral For A Friend in sottofondo accompagnava la sua fuga verso una realtà vera, differente da quella che non aveva mai accettato. Un palazzo, troppi pochi piani. Lui decise di lasciar perdere. Doveva cercare qualcosa di meglio.
Lei, una volta rivestita, prese la sua decisione. Non sapeva che Lui era a conoscenza di tutto. L'altro sì, lo sapeva, ne aveva parlato apposta con un amico comune, l'amico comune non riuscì a tenere la bocca chiusa. L'altro ci godeva per questo, Lui non sapeva reagire, era troppo buono, troppo tonto, troppo diverso per stare al mondo cattivo che conosciamo oggi. Non voleva deludere la sua fiducia nè ci credeva, on voleva dubitare di Lei, nonostante l'evidenza dei fatti che gli fu messa davanti gli occhi, quando trovò il cellulare de L'altro sul comodino di Lei, che squillava, Lei stessa era in bagno a chiamarlo. Lui non rispose, si limitò a chiudere la conversazione col tasto rosso "C", nascondendo il telefonino sotto il letto. Evitò ancora una volta la realtà, e dopo ci fece persino l'amore. Sciocco. Ma Lei, dicevo, prese la sua decisione. Non poteva continuare così, le piaceva eccome il sesso con L'altro, le piaceva eccome assaporarne ogni sua parte, le piaceva eccome sentirlo dentro in tutte le sue più recondite fessure, però, per una volta, non riuscì ad essere egoista. Per una volta pensò solamente a Lui. Ma L'altro non gliel'avrebbe mai permesso.
L'altro, uscito dalla doccia con l'accappatoio del padre di Lei, ascoltò le sue parole attentamente. Stava per essere mandato a quel paese, stava per essere "lasciato". Non poteva permetterlo, nel suo egocentrismo forzato, nel suo ego montato con un filo sottile sottile nel cielo, come un pezzo di carta legato ad una ragnatela, cominciò a sbraitare, si sentiva tradito, per la prima volta nei suoi diciassette anni (e pensare che era così giovane). Non riuscì a tenere ferma la mano destra, che si chiuse a pungo, correndo poi, rapida e feroce, contro il volto di Lei. Perchè, Lei, perchè gli fai questo? Non l'avrebbe mai accettato, e lo sapevi bene. Ma non si limitò a quello. Continuò, pugno dopo pugno, sul naso, sulle labbra, sul corpo, sugli zigomi, finchè non la vide gonfiarsi e diventare viola, rossa e nera per i pugni. I suoi lunghi capelli castani sparsi per il letto, alcuni staccati. Doveva averglieli tirati molto forte. Le labbra spaccate, tagliate dai denti stessi che ora si trovava spezzata, Lei, che aveva deciso di redimersi. Lui sapeva che qualcosa non andava, se lo sentiva nel midollo. Lei cercava di parlare, sputazzando sangue dalla bocca sull'accappatoio bianco e spugnoso del padre, sporcandolo come se ci mirasse apposta, disegnando con quelle piccole sfere che sfrecciavano fuori dalle sue labbra rotte e sanguinanti. Quasi non vedeva più dall'occhio sinistro, chiuso e gonfio com'era, ed ancora non sentiva nulla, non poteva, le ferite erano troppo fresche. Chissà perchè L'altro reagì così, proprio non lo sapeva, quest'oggi non aveva avuto spessore, ora voleva averlo, desiderava averlo, e per la prima volta nella sua vita (come nella vita di tutti, forse), sentì quell'istinto puro e primordiale: l'Omicidio. Voleva toglierle la vita. Ma solo oggi lo chiamano "omicidio", una volta non aveva un nome, non pesava nemmeno sulla coscienza in questo modo. L'altro non ricorda bene di quando le strinse così forte le mani al collo, non ricorda il suo volto che s'arrossava sempre più, segno che la circolazione era ferma. Le vene del collo si bloccarono e si gonfiarono, lei cominciò a vedere tutto nero, a perdere la vista, era tutto sfumato, persino il volto de L'altro sembrava pacato, mentre era scosso e storpiato dall'ira. Gli occhi si gonfiarono, i capillari si ruppero, ed il respirò cominciò a venire meno. Ma non fece in tempo a morire soffocata. La forza che lui le esercitò sul collo, tirandola poi da una parte era troppa, ed il suo collo troppo sottile, la colonna non resistette, si spezzò in due, s'interruppe tutto, come quando si stacca la spina ad un malato terminale, nella sua mente, una linea piatta. Il cuore smise quasi subito di battere, non soffrì poi molto. Beh, non soffrì poi troppo, più appropriata come affermazione o almeno così crediamo, visto che della morte sappiamo poco e nulla.
Lui piangeva, non sapeva neanche perchè. L'amava come non mai, eppure Lei l'aveva tradito, non le aveva mai fatto mancare nulla, nulla di nulla. Amore, affetto, regali, vacanze. Nulla. In un secondo si tolse anche la felpa, mentre i muscoli cominciavano a bruciargli per la corsa, nonostante il freddo, la vecchia maglietta nera lo teneva al caldo, o forse era la corsa folle, forse l'odio, la rabbia, la gelosia. Ma non riuscì a fermarsi, doveva avere uno sfogo, ne aveva bisogno. Colpì un uomo con la spalla, il baricentro cominciò a scemare altrove, per qualche attimo perse l'equilibrio, continuando a correre avanti, toccando il cemento umido del marciapiede con la punta delle dita, ma tornò in piedi quasi subito, imboccando le scale che l'avrebbero portato alla fermata della metropolitana.
L'altro si rese conto di quel che aveva fatto. Non ci credeva. Gli facevano male le mani, poi vedendo il viso contratto di Lei in quella smorfia di morte, capì. Barcollò indietro per qualche istante, incontrando il muro con le spalle. Teneva lo sguardo su di Lei, mentre il labbro inferiore gli tremava, come nel pre-pianto dei bambini piccoli. Prese a scivolare lungo la parete, andando a nascondersi in un angolino, vicino la finestra. Si strofinò le mani sporche di sangue contro l'accappatoio, contro la pelle, cercando di pulirsi, ma scoprì che si stava solo sporcando di più, come se non fosse già sporco abbastanza, dopo quello che aveva fatto. Come poteva sopportare tutto questo? Cominciò ad urlare, ad urlare come non aveva mai fatto, invocò un Dio in cui non aveva mai creduto, bestemmiò come non aveva mai bestemmiato, picchiò contro il muro come non aveva mai picchiato prima, sentì ancora il bruciore delle ferite che ormai s'erano infettate con i fili dell'accappatoio, quei tagli che le ossa avevano provocato sulle nocche. Uscì fuori, sul balcone del quarto piano.
E mentre Lui s'accostava al muro, all'inizio della fermata della metro, un vento innaturale cominciò a muoversi, a spostare i capelli delle persone, le persone che guadavano male quel ragazzo disperato che piangeva ancora, stanco ed affannato, coperto da una semplice maglietta consumata, in pieno inverno.
L'altro cominciò a sporgersi, continuando ad urlare, qualcuno si fermò sotto quella finestra al quarto piano, altri presero il cellulare per chiamare qualcuno, la polizia, un'ambulanza, non lo so. Fatto sta che non venne nessuno, perchè nessuno avvertì nessun altro, e quando lo fecero era troppo tardi.
Lui guardò oltre l'angolo. In lontananza i due fari della metro quasi l'accecarono, quei due puntini che s'avvicinavano. Ora era solo una questione di tempo.
E per L'altro la situazione non cambiava molto. Montò su uno dei vasi di geranio rinsecchito, per poi "funambolare" sulla ringhiera, reggendosi con le mani ed i piedi su questa, piegato come una di quelle orrende e spettrali statue fuori dalle cattedrali gotiche. Non voleva ancora perdere l'equilibrio, però così accadde.
E mentre i binari si avvicinavano al viso di Lui, ed il cemento al corpo de L'altro, tutti, in città si fermarono qualche istante, non sapendo il perchè, alzando gli occhi al cielo, sperando in un Dio che, follemente, rideva.
Pallottola esplosa da prettylush alle ore
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